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SOFT SKILLS VS HARD SKILLS: Una trasformazione «human-centric» perché Il Futuro del Lavoro è tanto Umano quanto Tecnologico

Negli ultimi anni, la crescente importanza delle professioni tecnologiche ha spinto molti professionisti e ricercatori delle risorse umane a concentrarsi esclusivamente sullo sviluppo delle competenze tecniche, o hard skills.

Tuttavia, anche se ciò può sembrare paradossale, i nuovi lavori legati all’innovazione digitale richiedono sempre e comunque altrettante abilità interpersonali e sociali per essere eseguite in modo efficace, le soft skills.

Non si tratta ovviamente di un elemento secondario, di contorno al proprio curriculum come spesso si è creduto, ma di importanti abilità, fondamentali e trasversali, capaci di contribuire nel rendere il proprio lavoro e i processi più fluidi ed efficienti. 

Osserviamole entrambe nel dettaglio:

Le soft skills includono, per esempio, la capacità di relazionarsi positivamente con gli altri, di portare avanti ricerche con creatività e intuizione, di essere proattivi nel collaborare e nell’insegnare, e di dimostrare determinazione e iniziativa nel raggiungere gli obiettivi, attraverso funzioni manageriali o di gestione dei carichi di lavoro.

Spesso trascurate nel corso dei programmi di formazione accademica (anche aziendali),  alle competenze sociali e gestionali si tende generalmente a privilegiare una formazione tecnica e professionale orientata alle hard skills, anche per via di una consolidata percezione illusoria di una maggior fruibilità pratica e materiale sul lavoro di queste, ritenute in grado di fornire un feedback e un ritorno concreto più immediato.

Le hard skills sono invece competenze specificatamente tecniche e misurabili, che si acquisiscono attraverso l’istruzione, addestramento o l’esperienza pratica. 

Spesso includono conoscenze tecnico-matematiche, abilità di programmazione, utilizzo di strumenti software, macchinari o attrezzature specializzate.

La situazione attuale di squilibrio, data dalla preferenza per le hard skills e da una semplicistica percezione di apparente inferiorità in merito alle soft skill, penalizza tuttavia il potenziale di opportunità e risorse a disposizione delle aziende, minando aspetti comunque semplici aspetti alla base della quotidianità operativa, come la collaborazione, l’innovazione e l’iniziativa dei dipendenti, che sottovalutando le competenze sociali, le usano in modo marginale o non le sviluppano concretamente.

È necessario quindi comprendere bene che le competenze trasversali sono tanto essenziali quanto le competenze tecniche, soprattutto a fronte della relazione che lega le due tipologie di skills: da una parte, quelle hard, specifiche, che offrono risultati concreti e magari immediati, seppur soggette a condizioni temporali (un insieme di fattori interni ed esterni, come tendenze del mondo del lavoro, software o hardware specifici), rispetto alle soft skills, che necessitano di maggior padronanza e che magari non offrono sempre un output diretto, ma sono in grado di adattarsi  e perdurare in più situazioni e ruoli.

Il mercato del lavoro, quindi, nonostante il progresso tecnologico che ne permea le dinamiche, premia e continuerà a farlo, sempre più le abilità sociali e trasversali, a fronte della costante velocità delle trasformazioni e che richiederanno sempre maggior adattabilità e scambi di informazioni, coordinazione e creatività nella risoluzione dei problemi. 

Le aziende, e non solo, devono pertanto investire in percorsi di formazione dedicati alle soft skills in un’ottica di prospettiva futura maggiormente equilibrata e contemporanea che sappia valorizzare entrambe le tipologie di skills, all’interno di un contesto digitale e dinamico, in costante evoluzione.

Investire nelle soft skills non è solo una necessità, ma una strategia illuminata e consapevole per adattarsi efficacemente al futuro del lavoro, dove l’integrazione tra umanità e tecnologia sarà fondamentale per il successo aziendale e individuale del domani.